33) Mill. In difesa dell'individuo.
Secondo John Stuart Mill uno dei pericoli del nuovo sistema di
potere, la democrazia,  la tirannia della maggioranza. Contro
questo pericolo il liberalismo contrappone il valore assoluto
dell'individuo e l'importanza dell'opinione.
J. S. Mill, La libert (pagina 95).
Cos si pone ora, nelle speculazioni politiche, la tirannia della
maggioranza nel novero dei mali contro di cui la societ deve
premunirsi.
Come le altre tirannie, quella della maggioranza fu dapprima ed 
volgarmente ancora temuta, soprattutto in quanto agisce per mezzo
degli atti della pubblica autorit. Ma ogni attento osservatore si
accorge che, quando la societ  essa stessa il tiranno - la
societ collettivamente, rispetto ai singoli individui che la
compongono - i suoi mezzi di tiranneggiare non si restringono agli
atti che essa comanda ai suoi funzionari politici. La societ pu
eseguire, ed eseguisce essa stessa, i suoi propri decreti; e, se
ne emana di cattivi, o se ne emana a proposito di cose in cui non
dovrebbe entrare, essa esercita una tirannia sociale pi
formidabile di qualunque oppressione legale; in realt, se una tal
tirannia non dispone di penalit altrettanto gravi, lascia per
minor mezzo di sfuggirle; perch penetra ben pi addentro nei
particolari della vita ed incatena l'anima stessa.
Per questo, la protezione contro la tirannia del magistrato non
basta. E poich la societ ha la tendenza: 1 d'imporre come
regole di condotta, con mezzi che non entrano nelle penalit
civili, le sue idee e i suoi costumi a quelli che se ne staccano;
2 d'impedire lo sviluppo, e, per quanto  possibile, la
formazione di qualunque individualit staccata; 3 di costringere
tutti i caratteri a modellarsi sul suo proprio, l'individuo ha il
diritto di esser protetto contro tutto questo. C' un limite
all'azione legittima dell'opinione collettiva sull'indipendenza
individuale: trovare questo limite e difenderlo contro qualunque
usurpazione  indispensabile ad una buona condizione delle cose
umane, altrettanto che proteggerci contro il dispotismo politico.
Ma se questa proposizione non  contestabile in termini generali,
la questione pratica del dove il limite si debba porre, del come
si debbano metter d'accordo la libert individuale e la sociale
sorveglianza,  un argomento sul quale quasi tutto  ancora da
fare.
[...].
Supponiamo dunque che il governo non sia che una cosa col popolo,
e non pensi in alcun modo ad esercitare alcun potere di
coercizione, a meno che non sia d'accordo con quello ch'esso
considera la voce del popolo: ebbene, io nego al popolo il diritto
di esercitare una tale coercizione, sia da s, sia per mezzo del
suo governo; questo potere di coercizione  illegittimo. Il
migliore dei governi non vi ha pi diritto del peggiore; un tal
potere  altrettanto ed anche pi dannoso quando lo si esercita
d'accordo con l'opinione pubblica, di quando lo si esercita in
opposizione ad essa. Se tutta la specie umana, salvo una persona,
fosse di un parere, e una persona soltanto fosse del parere
contrario, la specie umana non sarebbe per nulla pi
giustificabile imponendo silenzio a tale persona di quelle che
questa lo sarebbe se, potendo, imponesse silenzio alla specie
umana. Se una opinione non fosse che una personale propriet, e
non avesse valore che pel possessore; se l'esser turbati in questo
possesso fosse un danno puramente personale, vi sarebbe qualche
differenza fra l'essere il danno inflitto a poche persone o a
molte. Ma questo vi ha di particolarmente dannoso nell'imporre
silenzio alla espressione d'una opinione: che si defrauda la
specie, la posterit come la generazione presente, quelli che si
allontanano da una tale opinione ancora pi di quelli che la
sostengono. Se questa opinione  giusta, sono privati di un mezzo
per lasciar l'errore per la verit; se  sbagliata essi perdono un
beneficio quasi altrettanto importante: la precisione pi chiara e
l'impressione pi viva della verit, prodotta dal suo cozzo con
l'errore.
J. S. Mill, Pagine scelte, Facchi, Milano, 1923, pagine 33-34 e 44-
45.
